Il palazzo venne costruito tra il 1257 e il 1260
su commissione del Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra
che intendeva così realizzare una propria sede per il potere civile,
ben distinta da quella del potere religioso,
insediato presso la cattedrale di San Lorenzo.

Palazzo San Giorgio, o Palazzo delle Compere di San Giorgio, è un edificio storico tra i più importanti e conosciuti di Genova. Attualmente ospita la sede dell’Autorità portuale di Genova.

Il palazzo, compreso nel quartiere del Molo, si compone di due parti ben distinte: una parte più antica, tipico esempio di architettura civile medioevale, con il prospetto rivolto verso il porticato di Sottoripa, e una rinascimentale, rivolta verso il mare, nel cui prospetto, affacciato su via della Mercanzia, la breve via che collega piazza Caricamento e piazza Cavour, nei pressi del porto antico, si apre il portale di ingresso principale.
Inizialmente chiamato palazzo del mare, perché direttamente affacciato sulle banchine portuali, con il mare che ne lambiva le fondamenta, fu costruito su disegno di frate Oliverio, architetto e monaco cistercense, intorno alla metà del XIII secolo come sede del Comune; divenne poi sede delle dogane e nel XV secolo passò al Banco di San Giorgio, da cui prese il nome. Ampliato nel Cinquecento, è stato completamente restaurato nella seconda metà dell’Ottocento ad opera di Alfredo d’Andrade dopo un periodo di degrado; dal 1903 ospita gli uffici dell’autorità portuale genovese.

L’edificazione
Il palazzo venne costruito tra il 1257 e il 1260 su commissione del Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra che intendeva così realizzare una propria sede per il potere civile, ben distinta da quella del potere religioso, insediato presso la cattedrale di San Lorenzo.
Il progetto del nuovo palazzo pubblico, come ricorda una lapide affissa nel prospetto rivolto verso la città, fu affidato a Frate Oliverio, monaco dell’abbazia di Sant’Andrea di Sestri Ponente, che grazie alle sue conoscenze tecniche già aveva progettato il prolungamento a mare del Molo Vecchio.
Il palazzo fu costruito in quello che era allora il principale punto di riferimento della città, il porticato a mare di Sottoripa, che in quell’epoca era il centro economico della città. Il nuovo palazzo, collocato al centro di questo porticato, fu costruito accanto al terminale della copertura del rivo di Soziglia, allora da poco incanalato in un percorso sotterraneo sotto le attuali via Luccoli, piazza Soziglia, via Orefici, piazza Banchi, via al Ponte Reale.

Il periodo medioevale
Il palazzo appena costruito fu sede del Comune per soli due anni, cioè fino a quando, nel 1262, il Boccanegra fu deposto e costretto all’esilio in Francia, dove fu nominato dal re Luigi IX governatore di Aigues-Mortes, incarico che ricoprì fino alla morte, nel 1273 (o nel 1274). Il Comune dopo la caduta del Boccanegra ebbe per alcuni anni una sede provvisoria, fino a che a fine secolo si insediò nel requisito palazzo di Alberto Fieschi in Serravalle (edificio dal quale si sviluppò l’attuale palazzo Ducale).
Nella seconda metà del XIII secolo il palazzo ospitò anche le carceri, in cui fu recluso Marco Polo, caduto prigioniero dei genovesi in occasione della battaglia di Curzola del 1298. Durante il periodo di detenzione, durato quasi un anno, egli dettò al compagno di prigionia Rustichello da Pisa le sue memorie di viaggio che furono in seguito pubblicate sotto il titolo Il Milione.
A partire dal 1290, sui portici esterni all’edificio venne posta parte delle catene di Porto Pisano.
Dal 1340 il palazzo del mare divenne sede di magistrature di controllo dei traffici portuali e vi vennero insediate la dogana e gli uffici delle cosiddette “Compere”, enti incaricati della gestione dei prestiti in denaro fatti dai cittadini al Comune. Nel 1407 tutte le “Compere” furono riunite sotto un’unica gestione: nacque così la Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio[3], una delle prime istituzioni bancarie nate nell’Italia dei Comuni, che amministrava il debito pubblico e gestiva gli introiti delle gabelle[, ruolo che avrebbe svolto fino al 1797, anno della caduta della repubblica.

Fonte Wikipedia

 

 

L’iconografia tradizionale di Giorgio è legata al suo miracolo più celebre, quello appunto dell’uccisione del drago.
L’episodio, come viene riportato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, è noto: per tenere lontano un mostro che infesta la città libica di Selem, gli abitanti estraggono a sorte giovani vittime da dargli in pasto; quando il sacrificio tocca alla figlia del re, compare san Giorgio a cavallo, che neutralizza il drago (la scena immortalata dagli artisti); quindi invita la principessa a legare la cintola al mostro, ora mansueto, per condurlo in città; di fronte al miracolo, il re e l’intera popolazione si convertono; e il drago viene finalmente ucciso.

 

 

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Massimo Conti

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